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Come stai nel tuo nome?

All’inizio di ogni cosa c’è un nome

Per un figlio, per un animale domestico o per un’azienda ad un certo punto compare la necessità di dare un nome. Possiamo non diventare genitori ma necessariamente siamo stati figli, passaggio testimoniato già dal possedere il proprio nome, la traccia della scelta fondamentale che altri hanno fatto per noi. Abbiamo bisogno di un nome per poter essere riconosciuti come 'uno', per essere riconosciuti nella nostra singolarità. Pensandoci sarebbe bello poter scegliere nel tempo il proprio nome, considerando che è ciò di più personale, privato e intimo che abbiamo. Ma in fondo portiamo un nome affinché qualcuno possa chiamarci ed arriviamo a sentirlo come nostro proprio grazie alle voci che intorno a noi lo hanno pronunciato. Siamo umani, siamo esseri relazionali. Il nome sancisce un’appartenenza, è un abito che si dona e che curiosamente non spetta mai a chi lo indossa scegliere. Ciascuno di noi costruisce un rapporto con il proprio nome e con la storia che lo precede. Possiamo amarlo o disprezzarlo, eppure ne abbiamo bisogno. Come ci poniamo rispetto alla storia che il nome racconta precedendo il nostro arrivo? Come viviamo la scelta che qualcun altro ha fatto per noi? Abbiamo mai avuto un nomignolo? E se sì, cosa sentiamo più nostro? Possono chiamarci tutti col nomignolo o soltanto alcune persone prescelte? 

Influenze storiche e semantiche

Ph. Jean Carlo EmerPortare il nome di un defunto talvolta diventa un’eredità impegnativa, soprattutto se il nome è quello di un fratellino o sorellina morti prematuramente, com’è accaduto a Van Gogh ad esempio, nato nello stesso giorno del fratello maggiore di nome Vincent che morì esattamente un anno prima della nascita del pittore. Il rischio è quello di avvertire di vivere al posto di un altro, per sostituire un’assenza incolmabile resa perfetta dall’idealizzazione che accompagna la morte. Può accadere che il nome indichi già una qualità, che sia anche un aggettivo, e che questo possa giocare una propria parte nella costruzione della personalità. A volte si prova un effetto di straniamento nel conoscere qualcuno con lo stesso nome, perché due nomi uguali non potranno mai essere identici. Il rapporto che intratteniamo con il nome riflette così a fondo la nostra essenza che anche nella teologia cristiana Dio affida all’umano il compito di 'dare un nome alle cose'. D’altronde, come suggerisce Eco nella postilla a “Il nome della Rosa”, ciò che sola riesce a sopravvivere alle fiamme del tempo, alla morte come alla vita, alla memoria e all’oblio è la parola. E non c’è parola più carnale e pulsante del proprio nome.

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