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Ansia, una possibile alleata

Al di fuori delle etichette, proviamo ad incontrare l'ansia cercando di interessarci a ciò che di utile vuole comunicarci.

Pensieri che si rincorrono senza sosta, tensione muscolare, battito che accelera, fiato corto, sudorazione… Queste sono solo alcune delle possibili manifestazioni dell’ansia, un’emozione che investe la nostra persona trascinandola spesso in un’esperienza assai sgradevole.

Chiamiamo ansia l’insieme delle modificazioni corporee e cognitive che hanno luogo in situazioni in cui anticipiamo una minaccia per noi significativa, reale o figurata. A differenza di quando siamo spaventati per la presenza effettiva di un pericolo, l’ansia ci prepara al confronto con la situazione temuta, intervenendo a gamba tesa anche in momenti sereni della nostra quotidianità. Come accade, ad esempio, quando siamo sdraiati a letto nel cuore della notte eppure l'immagine mentale dell'esame, delle domande, degli occhi puntati su di sè sono sufficienti a scatenare la battaglia ritardando il sonno.

Un (in)utile fastidio?

Se mettiamo da parte la spiacevolezza dell’esperienza, è intuibile come sia prezioso il contributo di questa emozione che mobilita le energie dell’organismo, grazie all’attivazione del sistema ortosimpatico, per predisporci ad affrontare al meglio quella che potrebbe costituire una situazione di pericolo. Talvolta l’iperattivazione porta al risultato opposto, superando il livello tollerabile dall’organismo con ricadute negative sulla prestazione, quando ad esempio l'ansia cattura a tal punto la mia attenzione da rendermi difficoltoso rispondere alla domanda posta. La paura spaventa meno dell’ansia, poiché ne cogliamo meglio il senso! Posso ben comprendere l’aumento della frequenza cardiaca, respiratoria, il sudore freddo, l’irrequietezza mentale se mi trovassi davanti ad un leone nella savana, mentre sarei molto più destabilizzato dall’affrontare quella stessa reazione dell’organismo magari in coda al supermercato o in casa, senza nessun leone apparente.

Mentre la paura è molto legata alla presenza di una minaccia esterna, l’ansia ha un cuore molto più cognitivo perché anticipa l’evento, viene quindi stimolata maggiormente da fattori interni come pensieri, attese, aspettative, giudizi. La soluzione non è sopprimere l’ansia, spegnerne i sintomi, piuttosto saperla ascoltare per comprendere cosa ci sta dicendo di noi. 

Un'emozione che perturba ma decisamente affrontabile: una proposta di lavoro

Il lavoro terapeutico non mira in alcun modo ad eliminare l'ansia, si perderebbero grandi benefici, piuttosto punta a comprendere il senso di quella reazione per la persona che la sta sperimentando. Non è sempre facile individuare, in autonomia, quale sia il pericolo che la nostra mente si rappresenta al punto da scatenare queste reazioni.

Poter ripercorrere in un contesto protetto il personale rapporto con questa emozione, conoscendola piuttosto che evitandola, permette di individuare insieme le minacce percepite ma non riconosciute, un passo essenziale per restituire senso a quell’esperienza tanto perturbante. È anche possibile avere una predisposizione ad un carattere ansioso, l’ereditarietà può giocare un ruolo importante, ma questo non vuol dire essere ‘spacciati’: la genetica non determina, al più predispone e si modifica a seconda di come interagisce con l’ambiente, le relazioni che costruiamo e gli eventi che viviamo

Se divento consapevole di quali aspetti della mia persona e della mia storia mi portano a vivere in un modo particolarmente ansioso una certa condizione, molto probabilmente guadagnerò la capacità di affrontare l'ansia senza temerla. Difficilmente giungerà in modo inaspettato, ne potrò anzi cogliere il ruolo e farne persino una risorsa a mia disposizione.

Se ha resistito a centinaia di migliaia di anni di evoluzione, forse prima di zittirla può essere il caso di ascoltarla!

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