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La fregatura di essere eroi

L'abito dell'eroe è mutevole, considerato un pregio da chi lo offre ed un pesante fardello da chi lo indossa.

Anche in quest'occasione medici e infermieri hanno ripetuto di non voler essere considerati eroi, consapevoli della fregatura ben nascosta dietro il fascino di questa parola. La stiamo intuendo in questi giorni, con gli infermieri in piazza che indossano i sacchi dell'immondizia reclamando stipendi mai arrivati. Ma cosa pretendono? Hanno già ricevuto il loro tributo, il plauso istituzionale, poi sono eroi mica esseri umani.

Il personaggio dell'eroe ha una natura tragica, rappresenta l'elemento straordinario che lo isola dal resto dell'umanità, una sorta di semidio. Ci si aspetta da lui un atto sovrumano, concretizzato spesso nella propensione al sacrificio. Eppure, proprio per questa ragione, si è portati ad ignorare la reale portata dell'impegno, della fatica e dello sforzo estremo perché loro non sono come noi: sono eroi!

Considerarli umani senza mitizzarli può portare a riconoscere la sofferenza che comporta quell'atto 'eroico', senza tributarlo a doti superiori che puliscono la coscienza di chi osserva. Perché pensare all'altro che soffre come eroe ci alleggerisce, ci discolpa: non siamo noi manchevoli, è lui straordinario.

E quando questo riconoscimento proviene dal mondo politico assume ancora un'altra valenza: raccontare l'eroismo nasconde gli errori che hanno portato a rendere necessari quegli atti di cura estremi. La favola che parla di eroi è più piacevole di quella che racconta colpe e responsabilità, la contro-favola che stanno provando a urlare nelle piazze gli infermieri-eroi senza trovare, però, nessuno di coloro che li osannava ad ascoltarli.

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